CITTADELLA (PADOVA) - «Ho aspettato che tu tornassi». Così Antonio Zen aveva detto al figlio Massimo, il giorno successivo alla sua scarcerazione avvenuta il 30 settembre scorso, dopo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli aveva concesso la grazia parziale. L'uomo, ex guardia giurata, era stato incarcerato a Montorio Veronese dopo aver sparato a un ladro in fuga nel 2017 e stava scontando una pena di nove anni e sei mesi per omicidio.

La grazia ha reso possibile il suo rilascio anticipato con tre anni e tre mesi residui in regime di lavori di pubblica utilità. Massimo aveva riabbracciato così, tra le mura di casa sua e non più in un'anonima sala colloqui, la compagna Franca Berto, il figlio Enrico e poi soprattutto mamma Maria e papà Antonio, morto lunedì scorso all'età di 86 anni. «Era ammalato e da due anni e mezzo era allettato, ma sempre lucidissimo, accudito da mamma e da Franca – racconta Massimo – Non molto tempo fa aveva affrontato anche un'operazione molto complessa e rischiosa. La mia paura era quella di non poterlo rivedere di persona e per fortuna non è stato così. Il giorno successivo alla scarcerazione sono andato subito da lui e mi ha detto quella frase che mi ha molto colpito: "Ho aspettato che tornassi". Gli ho risposto che non doveva lasciarsi andare, che ora ero a casa con lui. La malattia ha fatto il suo corso, ha sofferto molto». Nel dolore delle condizioni di salute precarie, anche quello di un figlio ristretto in carcere. A compensare questo, il grande amore della moglie, sempre al suo fianco, di Franca e poi di Massimo non appena è potuto ritornare a casa. Antonio ha lasciato questa terra potendo anche lui vedere il figlio uscito dal carcere. Conforto certamente importante questo.