VEDELAGO (TREVISO) - «È inaccettabile che uomini delle istituzioni, per mera strumentalizzazione politica, assumano nei confronti di una sentenza penale definitiva, pronunciata da un giudice e pienamente confermata negli ulteriori gradi di giudizio da 7 giudici togati e 6 giudici popolari (Corte d’assise d’appello e Corte di Cassazione) iniziative che si fondano su un’evidente mistificazione della realtà dei fatti». Parole dell’avvocato Fabio Crea, difensore di parte civile per i familiari di Manuel Major nonché esponente di Fratelli d’Italia, che interviene contro le dichiarazioni rilasciate dal consigliere regionale della Lega Giulio Centenaro che ha inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la richiesta di grazia, corredata da una petizione che ha raccolto 1.500 firme, per Massimo Zen, l’ex guardia giurata di Cittadella condannata a 9 anni e 6 mesi di carcere per aver ucciso Manuel Major durante la fuga dopo un assalto a un bancomat nel 2017.

«Intanto la grazia può essere chiesta unicamente dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore, dal curatore o da un avvocato, e non certo da politici sulla base di una petizione popolare, che dà più il senso di una iniziativa populista che umanitaria - continua l’avvocato Crea - Ma ciò che è più inaccettabile è che alla base della richiesta di grazia vengano rappresentate circostanze di fatto assolutamente erronee. Zen non stava difendendo nessuna banca - sottolinea il legale -, la vittima non aveva commesso alcun reato nei confronti di un obiettivo controllato da Zen il quale, intercettando illecitamente le frequenze della radio dei carabinieri (altro reato per cui è stato condannato), era venuto a conoscenza che alcuni sospettati di furti ai bancomat si stavano dirigendo verso Vedelago. Lui, percorrendo oltre 15 chilometri da Villorba, dove si trovava, si è posto alla ricerca dei sospettati, ha messo la macchina di traverso sulla strada e ha sparato tre colpi di arma da fuoco contro l’abitacolo. Questa è l’unica verità, consacrata in tre gradi di giudizio. È tempo che uomini delle istituzioni rispettino le sentenze e la realtà dei fatti senza strumentalizzazioni politiche».