VENETO - La richiesta di grazia per Massimo Zen, corredata da una petizione con 1.500 firme, è stata ufficialmente inviata alla Presidenza della Repubblica. A renderlo noto è il consigliere veneto dell'intergruppo Lega-Liga Veneta Giulio Centenaro, che ha preso in carico l'onere di preparare la pratica.

Massimo Zen, oggi 54enne, all'alba del 22 aprile 2017 a Vedelago (Tv) sparò contro l'automobile su cui viaggiavano Manuel Major e altri due uomini, inseguiti dai carabinieri dopo aver commesso una serie di assalti a sportelli bancomat. Zen, residente a Cittadella (Pd) di professione faceva la guardia giurata e puntando la pistola ad altezza uomo aveva causato la morte di Major. Dopo un lungo e complesso iter processuale è stato condannato dalla Cassazione a 9 anni e mezzo per omicidio volontario. Recluso nel carcere veronese di Montorio, lì il 13 giugno ha ricevuto la visita di Centenaro e del collega Marco Dolfin, che lo hanno informato dell'avvio di una petizione online su Change.org con raccolta firme (quel giorno si era arrivati a quota 1.200) per chiederne la grazia al presidente della Repubblica.

La mattina del 20 giugno Centenaro fa sapere che la richiesta è stata formalizzata. «Ho inviato stamattina via posta certificata alla Presidenza della Repubblica, ai sensi dell'articolo 87 della Costituzione, la lettera con la richiesta di grazia per Massimo Zen» spiega il consigliere, precisando che la richiesta è corredata dalla petizione che ha raggiunto quota 1.500 firme. «Massimo Zen - sostiene Centenaro - sta scontando una pena per un gesto compiuto nell'adempimento del proprio dovere, mentre cercava di tutelare una banca. Una settimana fa ho visitato nel carcere veronese di Montorio lo stesso Zen, che ho trovato combattivo e motivato. Una visita che mi ha lasciato grande emozione sia per il fatto di averlo conosciuto e avergli portato la mia solidarietà in quanto consigliere regionale, sia per l'aver sollecitato l'amministrazione carceraria a fornirgli le adeguate cure dentarie di cui l'ex guardia giurata ha bisogno, problema sollevato da tempo dalla moglie e dal suo avvocato difensore».