«Non mi permetto stupori perché nei cinque anni in cui ho guidato la commissione regionale Antimafia il lavoro d’indagine ha mostrato con grande chiarezza come la sanità siciliana venga trattata come bancomat da una classe dirigente interessata solo a consolidare il proprio consenso». Claudio Fava, già presidente dell’antimafia siciliana e già candidato alla guida della Regione, oggi investita dagli scandali, non ha dubbi: «In commissione abbiamo fatto un buon lavoro, ma la candidatura alla presidenza è stata una delle follie del passato che oggi non mi accarezzerebbe più».

Lei non si dice stupito: era intuibile che sulla sanità si sarebbe aperto un nuovo vaso di Pandora?

«Il sistema sanitario è un punto di riferimento della civiltà. In Sicilia è diventata uno strumento per l’assalto alla diligenza. Quando abbiamo condotto l’indagine in commissione antimafia, è emerso l’uso sistematico, consapevole, trasversale — a destra e a sinistra — della sanità come risorsa per costruire e garantire appartenenze, garantire potere. Abbiamo visto concorsi riaperti per far rientrare i propri protetti. Che la sanità sia stata e sia questo e che spesso si finga di non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, è evidente».