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Ultimo aggiornamento: 14:02

Dietro la crisi in Sicilia c’è “un disegno politico nazionale”. Ad indicarlo sono in molti e nessuno ha dubbi: il deus ex machina della débâcle del governo siciliano è Gaetano Galvagno. Il presidente dell’Ars non avrebbe agito secondo un disegno personale ma con un preciso mandato da Roma. Il giorno dopo la Caporetto del governo Schifani, battuto a ripetizione sulla manovra quater, la ricostruzione di quel che è successo nelle retrovie è chiara: “Non è un avviso di sfratto, è un campanello: se qualcuno finora ha pensato che Fratelli d’Italia potesse stare di lato senza conseguenze, si è sbagliato”, confida un esponente del partito della premier Giorgia Meloni.

Una batosta che è dunque un messaggio chiaro per il presidente della Regione, Renato Schifani, reo di avere spostato l’asse politico al centro. Nel mirino di Fratelli d’Italia c’è soprattutto Totò Cuffaro. L’ex presidente della Sicilia, tornato a fare politica dopo gli anni di carcere a Rebibbia per concorso esterno con la mafia, ha – secondo i meloniani siciliani – troppo peso in questo governo. Che tra Fratelli d’Italia e Cuffaro non corra buon sangue è stato, d’altronde, evidente alla Festa dell’Amicizia che Totò Vasa Vasa ha organizzato a Ribera lo scorso fine settimana: una tre giorni in cui erano invitati tutto i coordinatori regionali dei partiti di maggioranza, tranne Luca Sbardella, alla guida di Fdi nell’Isola. La goccia che ha fatto traboccare il malcontento meloniano è stata poi la nomina di Salvatore Iacolino come dirigente generale alla pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute.