Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 18:10
“Anche se ne mette tre… poi la pilotiamo con Schifani la sua nomina…”. È il pensiero dell’ex governatore Totò Cuffaro sulla scelta dei dirigenti generali delle Asp siciliane. Una frase riferita il 3 gennaio 2024, all’interno del suo appartamento, all’assessora regionale al turismo Elvira Amata (di Fratelli d’Italia) e al manager della sanità Alessandro Maria Caltagirone. Sono i nuovi elementi indiziari che la Procura di Palermo ha inserito nel ricorso al tribunale del Riesame nell’inchiesta sulla “metodo” dell’ex presidente Cuffaro, inizialmente accusato di associazione per delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Dopo gli interrogatori preventivi, la gip Carmen Salustro ha riqualificato l’ipotesi di corruzione in traffico di influenze in merito all’appalto bandito dall’Asp di Siracusa e vinto dall’azienda Dussmann per il servizio di “portierato e ausiliariato”. Cuffaro è finito agli arresti domiliari per il rischio di reiterare i reati.
I pm invece ritengono sussista ancora l’accusa di corruzione e turbata libertà degli incanti. In assenza della corruzione, sono stati rigettati i domiciliari per il deputato Saverio Romano, per il dg Caltagirone e per i due ex rappresentanti della Dussmann, Marco Dammone e Mauro Marchese, alla quale però è stata imposto l’interdizione temporanea ad esercitare impresa e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nelle 132 pagine del ricorso della procura di Palermo, viene messo in risalto l’incontro in casa Cuffaro, con l’assessora Amata, non indagata in questa vicenda ma sulla quale pende la richiesta di rinvio a giudizio per corruzione in un’altra inchiesta, e con Caltagirone. I tre parlano proprio delle nomine nell’ambito della sanità: i magistrati scrivono della “mediazione che Cuffaro ha tentato con Amata per portare alla nomina del Caltagirone al vertice di aziende sanitarie strategicamente importanti, al tempo delle interlocuzioni individuate nell’area del messinese”.






