Il Paese sotto choc per la tragica operazione antidroga avvenuta a Rio il 28 ottobre. Scontro politico con il governo federale. Sullo sfondo l’offensiva statunitense contro i narcos del Venezuela
Una manifestazione a Rio dopo la tragica operazione antidroga del 28 ottobre in cui sono morte più di 121 persone
Brasile – La linea di confine tra sicurezza e abuso di potere è diventata il terreno di un nuovo scontro politico e giudiziario. Il governatore di Rio de Janeiro, Cláudio Castro, è sotto inchiesta dopo la maxi-operazione antinarcos con il cartello del Comando Vermelho nelle favelas del Complexo do Alemão e di Penha, che ha provocato circa 121 morti e aperto una crisi istituzionale senza precedenti tra lo Stato di Rio e il governatore federale di Brasilia. Un raid di cui Castro avrebbe informato solo gli Stati Uniti, senza inviare alcuna comunicazione al presidente del Brasile Lula da Silva.
Il governatore di Rio – esponente del Partito Liberale, la stessa formazione dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato recentemente a 27 anni e tre mesi per il tentato golpe seguito alle elezioni perse del 2022 – continua a difende la legittimità del raid definendolo una vera e propria “guerra contro il narcotraffico”.












