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31 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 14:55

Il governatore dello stato di Rio de Janeiro, Cláudio Castro, esponente della destra bolsonarista, ha definito l’operazione nelle favelas un “successo”, onorando i quattro agenti caduti e celebrando quella che ha descritto come “una grande vittoria contro il narcoterrorismo”. Ma dietro questa retorica di guerra si nasconde un’altra verità: l’ennesimo capitolo di una politica della sicurezza costruita sul sangue nero e sulla paura dei poveri.

Il 28 ottobre per gli abitanti dei complessi di Alemão e Penha, nella zona nord di Rio, è stato caratterizzato dal suono degli elicotteri e delle raffiche d’arma da fuoco: in poche ore, circa 2.500 agenti e una trentina di veicoli blindati hanno trasformato quei quartieri in un teatro di guerra urbana. Il bilancio, secondo le prime stime, supera le 130 vittime e i cento arresti: la più sanguinosa operazione di polizia nello Stato di Rio dal 2007.