L'Anc, Associazione nazionale commercialisti, esprime "preoccupazione" nei riguardi della disposizione contenuta nell'art.
129, comma 10, della Legge di Bilancio 2026 che subordina il pagamento dei compensi professionali da parte delle Pubbliche amministrazioni alla verifica della regolarità fiscale e contributiva del professionista, perché "è una misura irragionevole, discriminatoria e potenzialmente lesiva del principio di libera prestazione dell'attività professionale, che introduce un meccanismo di sospensione automatica dei pagamenti".
Lo si legge in una nota del sindacato presieduto da Marco Cuchel, secondo cui "la norma presenta molte incertezze sotto il profilo della sua applicazione: attualmente non esiste, infatti, un documento in grado di attestare la regolarità fiscale del professionista.
Inoltre la disposizione non contempla limiti rispetto all'entità dei compensi che possono essere assoggettati al blocco e neppure all'entità della posizione debitoria del professionista".
La disposizione, se confermata in manovra, "finirebbe per generare un corto circuito giuridico, trasformando la Pa da debitore a giudice della regolarità del professionista, in aperta violazione del principio di legalità e della tutela costituzionale del lavoro autonomo. Come già rilevato da Confprofessioni in sede di audizione, tale previsione si colloca in un contesto in cui la stessa Pa non rispetta sistematicamente i termini di pagamento e di sovente ignora le regole sull'equo compenso".






