Non evacuano i feriti, li lasciano morire nei campi, dissanguati sotto i bombardamenti. I soldati russi a Pokrovsk, nel Donetsk, vengono usati come carne da macello: reclute inesperte spinte in massa per attirare il fuoco dei droni ucraini, rivelare le posizioni dei tiratori scelti e poi essere sostituite da incursori più addestrati per eliminare i cecchini. È la tattica che l'Institute for the Study of War definisce «a saturazione di perdite», la stessa che ha trasformato Pokrovsk in un cimitero a cielo aperto. «Usano uomini non addestrati per stanare le nostre difese, poi mandano le unità d'assalto», racconta un comandante ucraino. Il gruppo partigiano Atesh conferma: la 74ª Brigata russa «non evacua i feriti, non concede turni di riposo, e registra tassi di diserzione altissimi». I feriti restano sui campi di battaglia per ore, spesso per giorni, senza soccorso né estrazione, finché non muoiono per mancanza di cure o sotto nuovi bombardamenti.

È un esercito che consuma i propri uomini come munizioni, sostituendo i caduti con reclute che arrivano a ondate dalle sperdute Repubbliche russe, senza formazione e con poche speranze. A Pokrovsk, "porta del Donetsk", i russi sono entrati in quasi tutti i quartieri. «Il nemico è presente in piccoli gruppi in quasi tutte le aree urbane, ma non ha un controllo stabile», riferisce un militare ucraino. Il 7° Corpo di Reazione Rapida ha bloccato un tentativo di tagliare la via di rifornimento verso Rodynske, uccidendo diciannove soldati russi. Ma la pressione resta fortissima: secondo l'Isw, Mosca punta a completare la conquista di Pokrovsk e Myrnohrad, declassando gli altri fronti. «Le stesse rotte, gli stessi uomini, le stesse perdite», scrive l'Istituto, segnalando che i reparti d'assalto decimati vengono subito rimpiazzati da nuovi contingenti.