PADOVA - La settimana corta spopola non solo negli uffici, ma anche nelle scuole. Sono già 12 su 27 gli istituti che hanno deciso di concentrare le lezioni dal lunedì al venerdì, lasciando libero il sabato: poco meno di una scuola su due. La scelta in molti casi piace sia alle famiglie sia agli studenti, per non parlare dei collaboratori scolastici che, dove non viene applicata, sospirano sperando nel futuro. Il modello organizzativo, tuttavia, richiede anche un profondo cambiamento a livello didattico, che per funzionare deve essere il frutto di un’attenta riflessione sui carichi didattici e sui modelli stessi di insegnamento.
Ad aver già avviato la sperimentazione ci sono 12 scuole, per lo più istituti tecnici: lo Scalcerle (dal primo al terzo anno), il Duca degli Abruzzi, il Marconi, il Ruzza, il Severi, l’Einaudi-Gramsci, il Bernardi, il Leonardo Da Vinci, il Calvi (per ora in via sperimentale con le quinte), il Duca d’Aosta, alcune sezioni del Nievo e il Don Bosco, che dal prossimo anno lo estenderà a tutti gli studenti. «È una scelta che incontra il favore di molti genitori – spiegano alcuni dirigenti – perché permette di avere due giorni di vero riposo, di organizzare attività in famiglia o di partecipare ad appuntamenti sportivi che spesso si svolgono nel weekend». Allo stesso tempo, però, gli insegnanti ricordano che si tratta di una riorganizzazione complessa, che richiede una diversa scansione delle lezioni e metodologie didattiche più interattive e dinamiche per mantenere viva l’attenzione durante giornate più lunghe.







