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Ultimo aggiornamento: 16:24

Se una creatura dello spazio, arrivata sulla Terra con un’astronave, mi chiedesse di spiegare cosa sia per me il femminismo direi: si tratta di un pensiero che parte dall’assunto che il personale è politico e propone, come pratica, una metamorfosi profonda, che metta fine al sistema patriarcale tenendo presente che non si può smantellare la casa del padrone con gli attrezzi del padrone. Coerenza dunque, almeno potenzialmente (il personale è politico) e strumenti totalmente alternativi a quelli usati da chi abusa e alimenta le ingiustizie.

La faccenda degli attrezzi del padrone è il regalo sapiente della poeta femminista nordamericana Audre Lorde; la frase, contenuta nel libro Age, Race, Class and Sex: Women Redefining Difference, è dell’aprile 1980. Si tratta di dodici parole che racchiudono il senso profondo della filosofia della nonviolenza, che Lorde ha sempre intimamente collegato al femminismo.

Prendo ancora a prestito un brano del saggio appena citato, perché la riflessione di Lorde, che arriva da oltre quarant’anni fa, illumina un presente che ha enorme e urgente necessità di ispirazione. ”Il futuro della nostra terra può dipendere dalla capacità di tutte le donne di identificare e sviluppare nuove definizioni di potere e nuovi modelli di relazionarsi attraverso la differenza. Le vecchie definizioni non ci sono servite, e neanche la terra che ci sostiene. I vecchi schemi, non importa quanto riarrangiati intelligentemente per imitare il progresso, ci condannano ancora a ripetizioni modificate superficialmente degli stessi vecchi scambi, della stessa vecchia colpa, odio, recriminazione, lamento, sospetto. Perché abbiamo, costruiti dentro di noi, vecchi tracciati di aspettative e risposte, vecchie strutture di oppressione, e queste devono essere modificate nello stesso momento in cui modifichiamo le condizioni di vissuto che sono un risultato di quelle strutture. Perché gli strumenti del padrone non potranno mai smantellare la casa del padrone.”