Tutti mobilitati per indirizzare il risparmio delle famiglie verso investimenti produttivi e sostenibili nell’economia reale. Per gli operatori finanziari, i legislatori, le authority e, non di meno, gli organi di stampa, è il leitmotiv degli ultimi anni.

Senz’altro si tratta di una iniziativa lodevole e strategica per valorizzare i risparmi degli italiani. E le ulteriori proposte, oltre le leve già in concreto attuate in sede europea e nazionale, vanno sempre nella direzione di introdurre incentivi fiscali (esenzioni da imposte, riduzioni di aliquote e crediti di imposta) per stimolare le singole persone a investire parte dei loro risparmi in strumenti finanziari illiquidi che potrebbero, però, non consentire di smobilizzare in tempi rapidi il capitale investito.

Ma è questa la via da seguire per spianare letteralmente la strada all’obiettivo di veicolare le risorse private verso l’economia reale? I risultati finora raggiunti non sono esaltanti. In Italia abbiamo l’esperienza dei Pir (Piani individuali di risparmio): partiti in grande spolvero in termini di raccolta nel 2017 (in un anno circa 16 miliardi di euro), al primo scossone sui mercati c’è stato il fuggi fuggi generale da parte di investitori poco avvezzi agli alti e bassi delle Borse. Segno evidente che lo strumento era stato venduto male alle persone sbagliate, che non hanno beneficiato delle performance a 2-3 cifre conseguite successivamente dai Pir. Per molti risparmiatori gli incentivi fiscali non sono stati sufficienti per trattenerli nell’investimento per almeno 5 anni.