La prossima scadenza è fissata l’11 novembre, quando il ministro delle Imprese Adolfo Urso incontrerà i sindacati, ma l’impressione è che il destino dell’ex Ilva sia ancora tutto da scrivere, al di là della gara internazionale che ha visto concorrere per tutto il gruppo siderurgico soltanto due fondi di investimento statunitensi, Flacks Group e Bedrock. Oltre ai fondi, ci sono state altre otto offerte, ma per singoli asset, arrivate da società come Renexia, Marcegaglia, Eusider e altre.

«Incontreremo i sindacati tra pochi giorni a Palazzo Chigi — ha spiegato il ministro Urso — e in quella sede, l’11 novembre, illustreremo tutto quello che abbiamo fatto e che è stato fatto in questi mesi per giungere a una soluzione positiva, sia per quanto riguarda il progetto di decarbonizzazione nel più breve tempo possibile di questa industria siderurgica, sia per quanto riguarda lo sviluppo e gli investimenti che si possono realizzare, anche nell’area dell’ex Ilva che non sarà più utilizzata per la produzione siderurgica così come in altre aree limitrofe».

Un’altra scadenza a breve termine che, con ogni probabilità, non fornirà risposte esaustive sulla gara internazionale e sullo stesso piano di decarbonizzazione che secondo il ministero, comporta la realizzazione di quattro forni elettrici, per superare la produzione a caldo da altorno. Con un investimento previsto in circa 8 miliardi di euro, per garantire una produzione a regime di 8 milioni di tonnellate di acciaio, il piano prevede la realizzazione di tre forni a Taranto e di uno a Cornigliano. Impianti che necessiterebbero di impianti di preridotto da cui rifornirsi.