Ci sono immagini che restano impresse per sempre nella nostra memoria collettiva: bambini sotto le macerie, civili inermi uccisi a sangue freddo, gli sguardi vuoti di chi ha perso tutto. Sono le scene che ci arrivano dai fronti di guerra, dagli atti di terrorismo internazionale, dai recenti massacri che hanno insanguinato il nostro tempo. E ogni volta ci chiediamo: com’è possibile che l’uomo possa essere tanto crudele, tanto spietato, tanto insensibile? La storia – quella grande, fatta di nazioni, ma anche quella piccola, quotidiana, che si consuma nelle cronache di quartiere – ci ricorda che la ferocia umana è una costante.
Dalla Shoah ai gulag sovietici, dai genocidi in Africa alle fosse comuni nei Balcani, dall’11 settembre a Mariupol, da Gaza a Bucha, la mano dell’uomo ha sempre saputo superare ogni limite, ogni legge morale, ogni residuo di pietà. Ci illudevamo che il ’900, secolo delle ideologie estreme e delle guerre mondiali, ci avesse vaccinato contro certi orrori. Che Auschwitz fosse diventata un monito indelebile. Che dire “mai più” significasse qualcosa. E invece, ogni giorno, la cronaca ci smentisce. Omicidi efferati, uxoricidi, bambini uccisi in famiglia, violenze gratuite e sadiche. Non servono nemmeno le guerre per vedere la disumanità all’opera: basta accendere la TV o scorrere i social.






