Caro direttore, oramai da tempo i mass media pubblicano e diffondono immagini sempre più scioccanti su omicidi, eccidi e massacri. Pare che quel minimo di decenza che dovrebbe suscitare la morte di uomini, donne e bambini sia oramai superato dalle cosiddette “foto notizie”: siamo oramai nella civiltà delle immagini più che in quella delle parole. Confesso però che la fotografia arrivata dalla martoriata terra del Libano che riprende un soldato israeliano mentre con una mazza colpisce un Crocifisso mi ha profondamente colpito. È il segno che la morte e il male hanno sconfitto il bene e la speranza.

Non so se quel soldato lo abbia fatto per odio religioso o perché ateo, ma certo è che quel gesto va oltre l’umanità. Il mondo si è indignato (e divertito) alle immagini pubblicate dal presidente americano che si paragona a Gesù Cristo o a Dio ma le abbiamo derubricate a megalomania. La foto del soldato che “uccide” Gesù Cristo è la foto di un mondo regredito alla barbarie. Riusciremo a uscire da questo tunnel?

Maurizio Conti

Portogruaro

Caro lettore, non so darle una risposta, le propongo però due riflessioni. La prima riguarda il significato di quella foto. Il premier Benjamin Netanyahu e l’Idf, l’esercito di Tel Aviv, hanno preso le distanze dal comportamento di quel loro soldato che si accanisce su una statua del Crocefisso. «È vera, ma non rappresenta i nostri valori», ha tenuto a precisare un portavoce delle forze armate israeliane. Parole importanti.