Èstato uno dei «Borio boys», la pattuglia di giovani che negli Anni ’70 si è affacciata al giornalismo sotto la guida del mitico capocronista de La Stampa di allora: Roberto Reale se n’è andato a 79 anni nella notte tra giovedì e venerdì. All’improvviso, dopo una cena al ristorante con la moglie Gigliola e la figlia Valeria. Se ne è andato e a chi è stato per decenni suo amico, prima ancora che collega, ora sembra di rivederlo lì, in quello stanzone della Cronaca, all’epoca pieno di fumo, di telefoni squillanti e del ticchettio delle macchine per scrivere. Poi l’occhio si sposta e Roberto riappare come compagno di tante sere, vacanze, viaggi.

Una carriera alla Stampa dal 1971 al 1998

Era un giornalista di razza, di quelli che non sanno cosa voglia dire mollare. Arrivato a La Stampa nel 1971 dopo studi in Scienze Politiche, ha lavorato in Cronaca sino al 1998 diventandone prima caposervizio, poi vice responsabile. Impossibile ricordare tutti i fatti ed eventi seguiti: dalla nera, dove occorreva fiuto e passione per raccontare storie spesso terribili, alla «bianca» con una grande attenzione ai temi della finanza e del fisco. La stessa che lo portò a varare forse la prima rubrica su un quotidiano per aiutare i lettori tra i meandri e i cavilli della burocrazia.