Nicolas Maduro, al potere da dodici anni, dopo la morte di Hugo Chavez, chiede aiuto a Cina, Russia e Iran di fronte allo spettro di un attacco americano contro le basi del narcotraffico sostenute dal regime. In realtà, ha provato a ottenere il sostegno anche da Cuba, ma lo ha ricevuto solo a parole, perché all'Avana gli hanno spiegato che intervenire direttamente avrebbe messo a repentaglio la sicurezza dell'isola.

Il Washington Post ha messo in fila le possibili forniture militari che Caracas spera di ricevere dagli alleati di Pechino, Mosca e Teheran. Con una premessa: Xi Jinping ha appena incontrato Trump e probabilmente è più interessato a trovare un equilibrio nella partita dei dazi che a creare nuovi motivi di tensione. Dunque, qualsiasi mossa sarà molto discreta e poco appariscente. La Russia è impegnata in una lunghissima guerra scatenata da Putin in Ucraina, difficilmente può rinunciare a una parte consistente del suo arsenale per salvare il soldato Maduro. Se Washington decidesse l'azione militare in Venezuela contro il narcotraffico, Mosca proverà a sfruttare questa operazione dal punto di vista propagandistico. Infine, l'Iran è in grande crisi, dopo avere subito le azioni militari israeliane, ma potrebbe comunque fornire, come ha fatto con Mosca, la tecnologia dei droni Shahed. Rivela il report del quotidiano americano: «I documenti affermano che il ministro dei Trasporti Ramón Celestino Velásquez ha recentemente coordinato una spedizione di equipaggiamento militare e droni dall'Iran, mentre pianificava una visita nel Paese. Ha dichiarato a un funzionario iraniano che il Venezuela aveva bisogno di "apparecchiature di rilevamento passivo", "dispositivi di intercettazione GPS" e "quasi certamente droni con un raggio d'azione di 1.000 km"».