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Ultimo aggiornamento: 18:56
Trattare il delitto di Garlasco come un caso di terrorismo o di criminalità organizzata per ottenere un’estensione straordinaria dei poteri investigativi. È questa la richiesta – come ricostruisce l’agenzia LaPresse – avanzata nel luglio 2025 dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano alla Procura di Brescia, nell’ambito dell’indagine sulla presunta corruzione dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, accusato di aver “favorito” Andrea Sempio nel 2017 in cambio di una somma tra i 20 e i 30mila euro. L’iscrizione nel registro degli indagati per corruzione riguarda ora anche il padre di quest’ultimo, Giuseppe Sempio, che per gli inquirenti avrebbe “orchestrato” la corruzione. Venditti e l’allora pm Giulia Pezzino (non indagata e che sarà ascoltata come testimone, ndr) chiesero l’archiviazione dell’indagato poi accolta dal giudice per le indagini preliminari.
Gli investigatori dell’Arma chiedono la richiesta di acquisizione dei tabulati telefonici di 16 utenze riconducibili a ex carabinieri della squadra di Venditti: tra loro l’allora responsabile dell’aliquota di polizia giudiziaria Silvio Sapone, il maresciallo Giuseppe Spoto – che nel febbraio 2017 notificò a Sempio l’invito a comparire – e Antonio Scoppetta, coinvolto nell’indagine Clean della procura di Pavia e condannato lo scorso luglio a 4 anni e mezzo dalla giudice per le indagini preliminari di Pavia Daniela Garlschelli (che è gip nell’ambito dell’incidente probatorio sul delitto i Garlasco). I tre carabinieri non sono indagati nell’ambito dell’inchiesta per corruzione di Brescia e il Riesame per due di loro perquisiti ha annullato il decreto di perquisizione.









