Una mossa senza precedenti scuote l’inchiesta sul delitto di Garlasco. Per smascherare quello che definiscono un possibile “sistema” di coperture e corruzioni, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno chiesto alla Procura di Brescia di applicare le norme antiterrorismo e di acquisire i tabulati telefonici e telematici degli ultimi sei annidi chi indagò sul caso, compreso l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. Non più i due anni previsti per le indagini ordinarie, ma un arco temporale di 72 mesi, così da poter ricostruire l’intera rete di contatti e scambi. Una mossa che punta dritto al cuore dell’apparato investigativo e giudiziario pavese, già scosso da mesi di rivelazioni e sospetti.
L’ipotesi è dirompente: la prima archiviazione del 2017 dell’indagine su Andrea Sempio – oggi di nuovo indagato – potrebbe non essere stata un atto dovuto ma il risultato di un accordo occulto. Nel mirino non ci sono solo errori o omissioni, ma un presunto meccanismo di corruzione sistemica, un intreccio di rapporti e protezioni che avrebbe coinvolto ufficiali, investigatori e magistrati. Per questo i militari chiedono di attivare la normativa sulla “conservazione dei dati di traffico” introdotta nel 2017 per contrastare il terrorismo, che consente di operare “in deroga” alle regole sulla privacy. Negli ultimi tempi, nuovi elementi hanno aggravato il quadro.







