PORDENONE - I ladri questa volta hanno toccato il fondo. Ad essere prese di mira, le tombe del cimitero di Rorai Grande, sottratti i fiori e le piante ornamentali. Profanato, dunque, il luogo del silenzio e della pace. Chiaramente i familiari ora non hanno più tenuto nascosto il fatto, che in sé è grave non per il valore economico, ma per il rispetto che una società deve a chi non c'è più. Il ladro di piante colpisce in modo seriale più sepolture, che siano quelle di un figlio, di un fratello, di un genitore poco importa. Stupisce che non si tratti di uno spostamento, di un errore, ma di un atto lucido e voluto.

«Purtroppo, non è la prima volta che succede fa sapere una signora a cui sono stati rubati i fiori posizionati sulla tomba del fratello e della cognata e forse chi lo fa prova pure invidia, perché da quando ci siamo noi quel pezzo di cimitero è sempre curato con amore. È pieno di fiori, perché mio fratello e mia cognata erano due persone molto amate e soprattutto perché erano genitori di cinque bambini piccoli. Quei fiori non sono solo decorazioni: sono un segno di affetto, un modo per tenere vivo il loro ricordo».

È chiaro che le persone che curano con passione i loculi non riescano a tollerare atti così profanatori. «Rubare da una tomba non è solo un gesto meschino: è una mancanza di rispetto profonda, verso chi non c'è più e verso chi resta a piangere. E allora, a chi si diverte a portarsi via fiori e piante, vorrei dire solo questo: rubare da chi non c'è più richiede davvero un certo talento o forse solo tanta vergogna».