Più canzoni dentro una sola canzone. Cinque minuti e cinquantaquattro secondi in cui convivono il canto a cappella, la ballata, l’opera e l’hard rock. Forse, quando Freddie Mercury compose al piano il primo giro di accordi di “Bohemian Rhapsody”, nella sua casa di Kensington (Londra), sapeva già che sarebbe stata immortale. Che avrebbe rotto le regole e le logiche discografiche. Il 31 ottobre 1975, quando uscì come singolo di lancio dell’album “A Night at the Opera”, sembrava impossibile predire il suo successo. Eppure, 50 anni dopo, è il brano inciso nel ventesimo secolo più ascoltato di sempre sulle piattaforme streaming: quasi tre miliardi di riproduzioni su Spotify, due per il videoclip ufficiale su YouTube. Di sicuro, la storia dei Queen. Ma per l’unicità e l’eredità che ha lasciato, anche quella della musica.
“Era già tutto nella testa di Freddie”
Registrare “Bohemian Rhapsody” fu un processo lungo. Dopo tre settimane di prova nell’Herefordshire (contea delle Midlands occidentali) Freddie Mercury, Brian May, John Deacon e Roger Taylor si spostarono ai Rockfield Studios di Monmouth, in Galles. Lì rimasero un mese e mezzo: un’eternità, per una singola canzone. Ma era già “tutto nella mente di Freddie ancora prima di cominciare”, ha specificato il chitarrista dei Queen nel documentario della BBC “The Story of Bohemian Rhapsody”. Le sequenze di batteria, basso e pianoforte furono ultimate rapidamente. May registrò invece il celebre assolo di chitarra “come se stessi cantando una strofa”, traghettando la canzone verso la sezione operistica. Che, per il gruppo, fu la vera sfida: tre settimane filate di lavoro insieme al produttore Roy Thomas Baker e all’ingegnere del suono Mike Stone. Si dice che, in alcune parti, furono sovrapposte 160-180 tracce con le voci di Mercury, May e Taylor. Deacon, invece, preferì non cantare. Solo il batterista, però, riusciva a gestire le note più alte e sembra che il frontman, a cui balenava in testa un’idea dopo l’altra, fece saltare i nervi al collega, costretto a ripetere quei Galileo e Figaro un’infinità di volte. “Se la faccio più alta mi sentiranno solo i cani”, risponde uno stizzito Taylor a Mercury nel biopic dei Queen (2018) di fronte alle richieste di salire ancora con le ottave. E pare che lo scontro, nella realtà, fosse stato pure più acceso.







