"Bohemian Rhapsody" compie cinquant'anni portandosi dietro il suo alone di mistero.
Un capolavoro, frutto di quelle intuizioni che arrivano rare volte anche nelle carriere più fortunate, e al tempo stesso una sfida ai limiti della tecnologia e uno sberleffo alle regole dell'industria. La sua storia è ormai conosciutissima grazie al film che nel 2018 con il suo clamoroso successo ha regalato ai Queen e al brano, non a caso scelto per dare il titolo al biopic, una straordinaria celebrazione a posteriori con numeri da capogiro sulle piattaforme.
E pensare che i discografici dell'epoca non avrebbero voluto che uscisse come singolo: secondo loro, con la sua durata di sei minuti e la struttura così insolita non era adatto ad essere trasmesso alla radio. Per fortuna Freddie Mercury e compagni la pensavano in un altro modo e con la complicità di un loro amico dj radiofonico riuscirono a trasmetterlo proiettandolo nella leggenda. A renderlo tale non sono soltanto il successo, i numeroni o il fatto che sia inserito nella lista dei brani più belli di sempre che, insieme ai like, oggi sono gli unici elementi utilizzati per misurare il valore di un artista o di un brano.
Uno degli elementi è sicuramente il testo il cui significato non è mai stato chiarito del tutto: l'interpretazione più diffusa è quella di Lesley-Ann Jones, biografa di Freddie Mercury che è l'autore del brano e che secondo questa interpretazione avrebbe usato la confessione dell'omicidio contenuta nel testo come coming out. Bene hanno fatto i Queen a non svelare mai il significato della canzone che contiene ovvi riferimenti all'Opera: nel film Bryan Singer fa scegliere a Freddie l'aria "L'amore è un bambino bohémien" dalla Carmen di Bizet cantata dalla Callas per presentare al manager "A Night at The Opera", l'album che contiene Bohemian Rhapsody.






