La ribellione, l’anticonformismo, il rock: i Queen sono talmente immortali che periodicamente nasce qualche omaggio o produzione culturale legata alla musica di Freddie Mercury (che non c’è più) Brian May, Roger Taylor e John Richard Deacon. We Will Rock You ne è un esempio esaltante. È il titolo del musical (ispirato ovviamente a uno dei brani più leggendari della band inglese) scritto da Ben Elton in collaborazione con Taylor e May; è un’opera che racconta la conquista della libertà attraverso le canzoni dei Queen, cantate in lingua originale e suonate rigorosamente dal vivo. We Will Rock You sta girando trionfalmente i teatri italiani con un tour che si concluderà a Milano dal 9 al 19 aprile al Teatro Nazionale.

La versione italiana è adattata da Michaela Berlini, anche regista dello show. Ci spiega perché quel futuro distopico al centro del racconto, dove l’omologazione ha soffocato ogni forma di creatività, è una satira della società dove non mancano punte d’ironia. «Ci sono i Ragazzi Gaga, che sono un po’ i bulli di oggi, che rappresentano il mondo del consumismo. Il potere», spiega, «vuole che tutte le persone siano omologate, tanto che è bandita la musica dal vita. Ci sono dunque le persone indottrinate ma anche chi studia e desidera mantenere la memoria». Il cattivo, qui, è una cattiva. Una donna che si presenta candando Killer Queen, che poi è anche il suo nome. «Ogni personaggio è rappresentato da una canzone dei Queen. Lei, la cattiva, accentra tutto sulla sua persona, dalla farmaceutica all’istruzione che indirizza i bisogni dei ragazzi. I quali sono tutti indicati con QRCode, non con nomi di persona. Tranne qualcuno, come Galileo».