Vince Meloni, brinda Berlusconi. I romanzi politici riservano i colpi di scena migliori quando tutti i giochi sembrano chiusi e i protagonisti destinati a ingiallire nelle pagine del libro, fino all’oblio. È in quel momento che la storia gioca a dadi, poi apre la scatola magica e voilà, accade l’impensabile: dopo 30 anni, la Cassazione mette la parola fine sulla maxiballa di Berlusconi mafioso; dopo 30 anni, il Parlamento vara la separazione delle carriere dei magistrati. Il tempo è spesso in ritardo, ma è galantuomo e al giro di giostra del 2025 ha vinto lui, Silvio Berlusconi. Con questi due passaggi si chiude un’epoca. La memoria riannoda i fili di un’era fa, dal «resistere, resistere, resistere» del procuratore capo di Milano Francesco Saverio Borrelli, fino al commento di Marina Berlusconi che ieri ha suggellato una vicenda umana e politica intensa come poche nella storia italiana: «Ci sono vittorie che arrivano tardi, forse troppo tardi, ma che restano grandi e decisive.
Quella di oggi è la vittoria di mio padre, Silvio Berlusconi. Sono la sua forza, il suo coraggio, la sua determinazione e, purtroppo, anche la sua sofferenza, ad aver reso possibile una giornata che segna un passo avanti importante per la democrazia e per la verità in questo Paese». Berlusconi aveva individuato fin dal 1994 il problema di una nazione che non riusciva a fare il balzo in avanti nel mondo nuovo, dopo il crollo del Muro di Berlino. Cercò di importare in Italia le idee del reaganismo sull’economia e lo Stato, riuscì con successo a dare l’alternanza a un sistema politico che durante la Guerra Fredda non poteva permettersela, impedì ai postcomunisti, con la sua fulminea “discesa in campo”, di governare l’Italia mentre in tutta Europa i complici del socialismo reale venivano portati di fronte al tribunale della storia. Sono meriti enormi e quando la polvere della partigianeria e dell’odio si sarà posata, il bilancio della sua azione politica sarà veritiero, onesto, chiaro sulle sue idee e intuizioni.







