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Ultimo aggiornamento: 11:35
L’economia italiana si è fermata. Nel terzo trimestre il Pil non è cresciuto rispetto ai tre mesi precedenti e, se anche l’ultimo scorcio dell’anno dovesse restare invariato, il 2025 si chiuderà con un +0,5%. In linea con le previsioni ridimensionate inserite dal governo nel Documento programmatico di finanza pubblica, ma ben lontano da una vera ripresa. Peraltro nelle scorse settimane il centro studi di Confindustria ha fatto notare che questa crescita stentata è solo merito della coda del Pnrr, senza il quale il Paese sarebbe in recessione. E nel Dpfp i tecnici del Mef stimano la crescita potenziale media per il periodo 2026-2041 allo 0,6%, contro lo 0,8% previsto solo un anno fa nel Piano strutturale di bilancio di medio termine. Ora a confermare la debolezza della congiuntura arriva anche un nuovo segnale: crollano le intenzioni di acquisto delle famiglie, che secondo l’Osservatorio Findomestic sono scese del 26% in ottobre.
Sul piano macro, la fotografia scattata giovedì dall’Istat certifica un’economia ferma e in crescita solo dello 0,4% su base annua. Dopo il +0,3% del primo trimestre e il -0,1% del secondo, l’anno si avvia dunque a chiudere in positivo, ma con un ritmo anemico. “Il dato era largamente atteso e non cambia le nostre stime (+0,6%)”, ha commentato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, dicendo che l’economia italiana ha “mostrato resilienza” di fronte ai recenti shock, dai dazi internazionali al rallentamento globale. Il confronto con gli altri partner europei resta però sfavorevole: nel complesso, il Pil dell’Eurozona avanza dello 0,2% e quello dell’Ue dello 0,3%. La Francia cresce dello 0,5% trainata dalle esportazioni, mentre la Germania resta ferma.









