Nel terzo trimestre 2025 il PIL italiano è risultato stazionario, secondo la stima preliminare dell’Istat: crescita zero rispetto al secondo trimestre.Esattamente come in Germania (0%), Ungheria (0%) e Austria (+0,1%), cioè nell’area epicentro della crisi della manifattura europea e dell’automotive.

Di questa crisi l’Italia patisce le conseguenze da due anni, con una prolungata diminuzione della produzione industriale che si riverbera sul PIL. Una crisi aggravata dalla più ampia paralisi di un’Europa senza una strategia industriale mentre il mondo corre veloce tra sconvolgimenti profondi che si chiamano dazi, guerra delle terre rare, intelligenza artificiale, aumento dell’egemonia dei giganti dell’economia mondiale, USA e Cina in primis. Per non parlare dei conflitti militari in corso.

Contro questo vuoto europeo di decisioni, di mancate o di contorte correzioni di politiche sbagliate da parte di Bruxelles (Green Deal, auto elettrica, ETS, CBAM), si è scagliato con una dura lettera al “Corriere della Sera” il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Queste le sue parole: “Mentre Stati Uniti e Cina proteggono le proprie industrie e investono con decisione nelle nuove tecnologie, noi restiamo prigionieri di regole, vincoli e ideologie che rischiano di soffocare crescita e lavoro. La corsa ai sussidi e le tensioni globali stanno minando la tenuta del nostro sistema produttivo e del nostro modello sociale (…). L’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni entro il 2040, nelle condizioni attuali, non è realistico. Senza una strategia industriale comune, la transizione ecologica si è già trasformata in deindustrializzazione. Il motore industriale europeo si sta spegnendo, proprio mentre le altre grandi potenze portano avanti muscolari politiche industriali e commerciali”.