Da un lato c’è la pulsione di chi arriva dal rock e – quasi sempre dopo una carriera più che avviata – decide di portare il suo repertorio dentro i teatri in veste orchestrale, con risultati più o meno buoni. Dall’altro c’è un proliferare di esperimenti che partono dalla classica e sconfinano nel mondo delle chitarre, a testimonianza di come certi esperimenti un pubblico ce l’abbiano, e pure in crescita. Come la London Symphonic Rock Orchestra, gruppo tra i più affermati, di passaggio al Teatro Colosseo alle 20,30 di domenica 2 novembre (gli ultimi biglietti in vendita da 36,80 euro). In giro dal 2016, l’ensemble è dedito a riletture dei classici dell’hard rock, con omaggi a Black Sabbath (“Paranoid”), Iron Maiden (“The Trooper”), Led Zeppelin (“Stairway To Heaven”), Metallica (“Enter Sandman”), oltre a classici come “We Will Rock You” dei Queen e “Walk Like an Egyptian” delle Bangles. Un vero e proprio show, costruito su un’estetica metal, con fiati e archi a sostituire la classica strumentazione rock. Lo racconta Laura Stanford, ideatrice e produttrice del gruppo.

La sua conoscenza del mondo pop e rock è di prima mano, avendo curato per anni arrangiamenti e archi per artisti come Paul Weller e Goldfrapp. Cosa le ha insegnato quel periodo?