Tentare di definire con una linea di demarcazione dove finisca la divulgazione e dove inizi la banalizzazione è esercizio tanto affascinante quanto inutile, troppo mutevoli le variabili in gioco: epoche, pubblico, critica, artisti. I Beatles hanno sdoganato la gioventù o scritto canzoncine ye-ye? Miles che coverizza Cindy Lauper porta provocatoriamente il suo jazz ai bianchi o criminalmente lo annacqua? Le riproduzioni seriali di Andy Warhol sono una baracconata o una coraggiosa provocazione? E via così. Chi non si fa venire mal di testa su queste ubbie e per certo qualcosa da dire sul tema ce l’ha è André Rieu, olandese, 76 anni, violinista, compositore e direttore d’orchestra di solidissima formazione classica. Alla testa della più grande orchestra privata al mondo, la Johann Strauss Orchestra, una falange di 60 elementi, ha conquistato città, nazioni e continenti, lasciando sul campo 700 mila spettatori all’anno, 40 milioni di album venduti, 500 dischi di platino, 20 milioni di follower e 4 miliardi di visualizzazioni. Il tutto al suono di Strauss e dei suoi valzer. Possibile? Per farsene un’idea, l’occasione è il concerto di venerdì 20 marzo Inalpi Arena, alle 20.

Maestro, cosa devono aspettarsi gli spettatori per questa prima volta in città?