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Ultimo aggiornamento: 8:04

Il confronto tra il governo e le banche sulla partita delle maggiori tasse rischiano di pagarlo i clienti. Palazzo Chigi vuole aumentare del 2% nel 2026-28 l’Irap sugli istituti, incassando 4 miliardi in più, e altri 1,6 dalla possibilità per le banche di pagare un contributo volontario per affrancare le riserve accantonate con l’aliquota del 27,5% invece del 40. In totale, nel prossimo triennio all’Erario arriverebbe dal settore del credito un contributo ulteriore per 10 miliardi circa. Non un salasso, visto che nel solo 2024 gli utili netti del sistema bancario sono stati di 46 miliardi e nel primo semestre 2025 l’utile aggregato degli istituti quotati ha superato i 15 miliardi (+15,9%). Se l’anno scorso le banche hanno svicolato dall’imposta sugli extraprofitti, grazie a una facoltà prevista dalla legge, adesso però non avrebbero modo di evitare le nuove imposte. Ma ogni colpo agli utili di fatto si traduce in una contrazione dei prestiti e in un aumento degli oneri per i clienti, in una fase in cui i margini di interesse sono già in calo e gli istituti sostengono il loro conto economico sul fronte delle commissioni.