L’esecutivo scompagina le carte del negoziato con i vertici dell’Associazione bancaria e mette sul tavolo la prospettiva di una tassazione che comporti un pagamento una tantum che non verrà restituito. Una nuova ipotesi di lavoro che dovrebbe camminare di pari passo con l’anticipo di liquidità derivante dal rinvio delle deduzioni per il 2026 e il 2027 (Dta e simili). Il combinato delle due misure dovrebbe garantire, nelle attese del governo, un incasso complessivo di almeno 4 miliardi se non superiore.

La prospettiva dell’introduzione di una nuova tassa non piace alle banche, che temono peraltro l’impatto sulle quotazioni dei titoli In Borsa. Ma le varie fasi di interlocuzione con l’esecutivo, iniziata la mattina con gli incontri assieme alle altre parti sociali, e proseguita con una serie di contatti nel pomeriggio non ha sbloccato l’impasse. D’altro canto per poter discutere con il governo di interventi diversi dall’anticipo di liquidità il dg, Marco Elio Rottigni, doveva chiedere un nuovo mandato al comitato esecutivo. E in ogni caso doveva aggiornare i banchieri sugli sviluppi della giornata di ieri: è per questo motivo che ieri sera il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha convocato una riunione straordinaria dell’organismo di vertice dell’Associazione bancaria per le 21.