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Ultimo aggiornamento: 15:01
Il testo bollinato della manovra conferma il tormentato intervento sulle banche su cui si è consumato l’ennesimo scontro in maggioranza, con Forza Italia contraria a “tasse sugli extraprofitti” e la Lega ostentatamente bellicosa nei confronti degli istituti che negli ultimi anni “hanno guadagnato miliardi”. Il pacchetto, ovviamente passibile di modifiche nel passaggio parlamentare, comprende l’aumento di due punti dell’aliquota Irap per istituti di credito e assicurazioni, la sospensione della deduzione dei componenti negativi connessi alle Dta e la revisione dell’aliquota per l’affrancamento delle riserve accantonate dagli istituti nel 2024 per sottrarsi al prelievo straordinario allora previsto sugli extraprofitti.
Il governo ha previsto la possibilità di svincolare i 6,2 miliardi di euro accantonati pagando nel 2026 il 27,5%. L’aliquota è poi destinata a salire al 33% dall’anno successivo. Per rendere di fatto obbligatorio il versamento, l’esecutivo ha inserito una presunzione automatica di utilizzo del fondo a partire dal 2028, trasformando quella che sembrava un’opzione in una necessità contabile. L’affrancamento non comporta automaticamente la distribuzione di dividendi, che resta prerogativa degli organi amministrativi delle singole banche.








