VENEZIA - Un finestrino infranto, sul lato sinistro della corriera, adagiata nel fossato. È da quel varco che sono usciti i primi dieci dei cinquanta studenti coinvolti nel tragico incidente di mercoledì mattina a Piavon di Oderzo, costato la vita all’85enne Germano De Luca di Fregona. «Eravamo in quattro fuori dal bus e abbiamo spaccato il vetro con un sasso, dopodiché abbiamo scongiurato un possibile principio di incendio, in attesa dei soccorsi che sono poi stati straordinari. Se mi faccio avanti a raccontarlo, è solo perché vorrei che quei tre giovani immigrati che erano lì con me, venissero rintracciati e premiati perché se lo meritano», dice Sandro Gressani, bancario residente a Caorle, fra i primi a intervenire mentre l’autista Angelo Lupoli liberava dall’interno i passeggeri della corsa partita da San Donà di Piave.

Gressani stava andando al lavoro con la sua auto. «Non sono stato testimone diretto dell’incidente – premette – in quanto mi trovavo all’incirca 150 metri dietro il pullman e avevo la visuale coperta da due o tre macchine. Ma quando sono sopraggiunto, ho visto il fumo alzarsi dal Suv finito fuori strada. Mi sono fermato e sono sceso: per il conducente non c’era purtroppo più niente da fare. Sul lato opposto il bus era riverso nel fosso e a prestare aiuto erano tre persone di colore. Specifico questo particolare perché spesso abbiamo dei pregiudizi nei confronti dei cittadini stranieri, mentre insieme a me c’erano solo loro. Sentendo le urla dei ragazzi, abbiamo rotto il finestrino. Le schegge sono finite dappertutto, allora mi sono tolto il giubbotto e l’ho messo sul telaio, affinché gli studenti non si tagliassero mentre passavano fuori. Ne sono scesi una decina da là: erano tutti molto scossi, qualche ragazzina era veramente in preda al panico. Dopo lo choc iniziale, e malgrado la forte botta che ha preso, l’autista è poi riuscito ad aprire la botola da cui sono sbucati tutti gli altri». Nel frattempo il 51enne e gli altri tre soccorritori hanno affrontato anche un’altra emergenza. «Eravamo molto preoccupati – conferma – perché nell’impatto si era spaccato il serbatoio e il carburante fuoriusciva in quantità davvero significativa. Temendo che potesse avvenire qualche innesco, visti i cavi penzolanti, abbiamo recuperato un estintore dal furgoncino di alcuni operai e lo abbiamo svuotato sul gasolio».