A leggere i giornali, e in particolare i commenti che legano il caso Fiano ai reducismi in scena a Predappio, non potevano non venire in mente le risatine di scherno che hanno accolto chi, da destra, denunciava una pericolosa deriva che ci sta riportando verso gli anni Settanta. Verso quell’idea tossica, cioè, per cui l’avversario non ha diritto di parola, non deve avere agibilità politica, è solo un nemico da cancellare. E invece quelle voci derise dicevano il vero. Prendiamo uno dei quotidiani principali, il Corriere della sera. Negli ultimi giorni, ha scritto Carlo Verdelli, si comincia a risentire un certo «olezzo».

Dice: si riferirà a quelli che hanno fatto il segno della P38 contro Fiano? Manco per niente. Si riferisce ai fascisti. I segnali per Verdelli sono inequivocabili: un gruppo di “ardimentosi multietnici” (erano un gruppo di maranza, quelli cioè cui la sinistra vuole dare la cittadinanza breve) che vandalizza una scuola a Genova, i nostalgici in gita a Predappio e il solito La Russa che rivendica la Fiamma intramontabile. Squadracce, squadroni, eversione. Un linguaggio da anni Settanta.

LA MATRICE È ROSSA, MA I PROGRESSISTI PARLANO DI FASCISMO

Gli antisemiti sono sempre fascisti. Per definizione. A sinistra ne sono convinti, un po’ perché offuscati ...