Il testo della Riforma Costituzionale proposto dal governo è pronto a lasciare il Parlamento e a fare i conti con un probabile referendum confermativo, previsto per la prossima primavera. In Senato le ultime consultazioni, poi, domani, il voto definitivo che ne deciderà il futuro. Le strade percorribili sono due: se il Senato approverà il disegno di legge costituzionale n. 1353-B con maggioranza dei due terzi, il referendum non sarà necessario. In caso contrario, ipotesi più probabile, entro sei mesi si apriranno le urne per la consultazione popolare.

Il cuore della riforma, firmata dal Guardasigilli Carlo Nordio, punta alla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Oggi, giudici e pubblici ministeri seguono lo stesso percorso formativo con la possibilità, nei primi 10 anni di carriera, di passare dall'una all'altra funzione una sola volta. Con la nuova riforma i due percorsi formativi verrebbero totalmente separati. Le novità si estendono anche al Consiglio Superiore della Magistratura, che cambierebbe faccia. Non più uno, ma due organi separati: uno per la magistratura requirente e uno per quella giudicante. Poi, un nuovo organo: l' “Alta Corte Disciplinare”. 15 i membri che lo comporranno e che avranno il compito di decidere sulle sanzioni ai magistrati, oggi affidato al CSM.