Mancano cinque o sei mesi al referendum con cui gli italiani decideranno se approvare la riforma della Giustizia, che ha appena avuto il via libera definitivo dal Parlamento.

Nel frattempo una serie di tappe precedono la chiamata alle urne per i cittadini. Il referendum cosiddetto 'costituzionale', diverso da quello 'abrogativo', è innanzitutto una consultazione con la quale si acconsente o meno ad operazioni - già approvate dal Parlamento - di revisione, integrazione o modifica della Costituzione. Trattandosi di una legge di rango costituzionale, per evitare il referendum ed essere direttamente approvata in Parlamento, la riforma avrebbe invece dovuto ottenere la maggioranza dei due terzi dei componenti delle due Camere, nelle seconde deliberazioni.

A chiedere ora la consultazione popolare potranno essere cinque Consigli regionali, un quinto dei membri di ciascuna delle due Camere o cinquecentomila elettori. Intanto i parlamentari di maggioranza si sono già attivati per la richiesta del referendum e dalla prossima settimana partirà la raccolta delle firme: per i deputati servono in tutto 80 firme, 40 al Senato. L'ufficio centrale per il referendum, presso la Cassazione verificherà poi la regolarità e il numero delle firme. Successivamente la la Corte Costituzionale verificherà se la legge può essere oggetto di referendum.