Un allenatore col Napoli tatuato sul braccio seduto sulla panchina di un club che ha fatto del “Dna Juve” una retorica fanatica e insopportabile. Non d’amore – magari quello arriverà col tempo – ma di convenienza è il matrimonio fra Luciano Spalletti e la Juventus. Inutile meravigliarsi delle contraddizioni insite in questa scelta. Spalletti che aveva giurato e spergiurato che non avrebbe potuto più allenare altri club in Italia dopo le emozioni vissute al Maradona, e ora si accasa nel club più odiato dai napoletani, proprio come sospettava Aurelio De Laurentiis che gli fece inserire una clausola anti-Serie A al momento la rescissione. Il mondo Juve che aveva sempre snobbato Spalletti, bollandolo come mediocre e perdente nella sue esperienze passate, dalla Roma all’Inter, quando contro i bianconeri rimediava sempre delusioni cocenti, e ora lo accoglie come salvatore della patria. Le parole, i sentimenti, nel calcio se le porta via il vento e una stagione. Era scontato e per certi versi inevitabile che finissero insieme: perché Spalletti e la Juventus sono l’uno l’ultima spiaggia dell’altro.

La Juventus ha un disperato bisogno di un allenatore forte, non solo come valore ma proprio come personalità. Le disastrose esperienze di Thiago Motta e Tudor hanno fatto capire come in questo particolare momento storico, con una società in fase di transizione, serva un leader in panchina. Per intenderci, ciò che era stato Allegri, che pur senza grandi risultati aveva comunque tenuto da solo il timone durante la tempesta dello scandalo plusvalenze. Non c’è più spazio per gli esperimenti e le scommesse, italiane o figuriamoci straniere. Per provare a salvare questa stagione, e quindi anche il prossimo futuro (perché senza qualificazione in Champions sarebbe compromesso il mercato estivo, considerando le già note difficoltà economiche e i problemi col fair-play finanziario della Uefa), l’unico modo è affidarsi a un grande allenatore. Solo che i top internazionali (i vari Zidane, Klopp, ecc.) oggi sono semplicemente irraggiungibili per questa Juve. Mentre gli altri italiani sono tutti accasati, forse si sarebbe potuto provare a convincere Simone Inzaghi in estate, ammesso che voglia tornare così presto dall’Arabia, ma comunque a giugno potrebbe essere già troppo tardi. Spalletti era l’unica soluzione concreta sul mercato.