Luciano Spalletti cercava un’occasione per redimersi. La voleva subito perché il clamoroso flop in Nazionale rischiava di macchiare una carriera in crescendo costante fino al culmine dello scudetto napoletano. Aveva bisogno di una panchina grande quanto il “lutto”, per questo ha colto al volo la Juventus, accettando un ingaggio “a scadenza” che solitamente si offre a un traghettatore o a uno stagista. A prescindere da come andrà, la missione personale è completa: Spalletti si è riabilitato perché la Juventus che stiamo vedendo è la migliore da quella di Sarri, senza avere giocatori di quel calibro (da Cristiano Ronaldo in giù). Lo dicono i risultati ma, cosa ancor più rilevante nel contesto bianconero, lo dicono i tifosi. Che sono passati dalla depressione all'estasi: i più giovani sui social lo chiamano “papà” e scrivono di andare a dormire tranquilli sapendo che la Juventus è nelle sue mani; i più anziani ammettono che ha restituito loro il gusto di guardare le partite. Ecco perché l’ad Comolli dovrebbe farsi un favore e muoversi a blindarlo subito, a prescindere dalla Champions. Dal 2018 la Juventus non vinceva una partita con uno scarto di almeno 4 gol, come accaduto contro la Cremonese.