Separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, sorteggio dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura e istituzione di un’Alta Corte disciplinare, che sanzionerà i magistrati per i loro illeciti professionali al posto dello stesso Csm. Sono i tre pilastri della riforma costituzionale della giustizia, varata dal governo il 29 maggio del 2024 e approvata in via definitiva in Parlamento un anno e quattro mesi più tardi, con due letture successive alla Camera e al Senato, senza modificare nemmeno una virgola rispetto al testo uscito dal Consiglio dei ministri. Non avendo raggiunto la maggioranza dei due terzi alla seconda votazione, per entrare in vigore il ddl dovrà passare per un referendum confermativo, che si terrà la prossima primavera.
Separazione delle carriere e dei Csm – Il principio delle “distinte carriere” di giudici e pm viene introdotto in Costituzione (all’articolo 102) ma resta in gran parte sulla carta: saranno le norme sull’ordinamento giudiziario a doverlo regolare nei dettagli quando e se la riforma sarà legge, ad esempio specificando se il concorso resterà unico o si sdoppierà. Fin d’ora, invece, si prevede lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura: gli organi di autogoverno diventeranno due, uno per le toghe giudicanti e uno per quelle requirenti, entrambi presieduti, come ora, dal presidente della Repubblica. Ne faranno parte rispettivamente il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione, attualmente membri di diritto dell’unico Csm. Il numero dei componenti non è stabilito, ma la proporzione tra i membri “togati” e “laici” resterà identica: due terzi di magistrati, un terzo di professori o avvocati scelti dal Parlamento.








