SAN DONÀ DI PIAVE (VENEZIA) - «Per prima cosa ho pensato ai ragazzi». È ancora sotto choc l’autista Angelo Lupoli, 40 anni, originario di Frattamaggiore (Napoli). Vive a San Donà di Piave ormai da 18 anni, gran parte dei quali passati al volante di un bus di Atvo. Il suo primo pensiero va ai passeggeri: gli studenti che trasporta tutti i giorni da San Donà a Oderzo con la corsa delle 6.30, più due operai diretti alle aziende della zona.
Subito dopo l’incidente Lupoli era scosso, dolorante per le botte dovute alla collisione, ma ha mantenuto la calma. Ha aiutato tutti ad uscire, usando tutto il sangue freddo di cui dispone. Una reazione pronta e spontanea, ma insieme attenta e responsabile. «L’impatto – spiega l’autista – è stato devastante. Dopo che eravamo caduti nel fosso, la prima preoccupazione sono stati i passeggeri. Mi sono assicurato più di una volta che soprattutto i ragazzi non avessero ferite importanti. Ho agito d’istinto, ho aperto una botola sopra il tetto del mezzo, perché si poteva uscire solo da qual punto. L’ho spalancata grazie all’intervento di due stranieri che passavano in via Maggiore. Sembravano trentenni, di origine bengalese o indiana, indossavano scarpe anti-infortunistiche e abiti da lavoro. Hanno visto l’incidente e si sono fiondati sopra il bus. Io spingevo dall’interno, loro dall’esterno. Due persone che meritano il ringraziamento di tutta la comunità per il loro intervento tempestivo».











