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Ultimo aggiornamento: 8:04
“Microfono ‘media’ uno… microfono nero! Microfono ‘media’ giallo! Sentiamo il volume… più alto… Ok!”. Fervono i lavori di preparazione della conferenza stampa convocata da Fondazione Milano Cortina 2026 all’Auditorium Giovanni Testori, che si trova nel palazzo della Regione Lombardia a Milano. I tecnici verificano che tutto sia pronto perché i giornalisti possano interloquire con le persone che dovrebbero animare la press conference. Si tratta del presidente Giovanni Malagò, dell’amministratore delegato Andrea Varnier, di Diana Bianchedi, capo strategia di Milano Cortina, e di Raffaella Paniè, direttore del brand, identità e look delle Olimpiadi invernali italiane che si mostrano al mondo. Mancano solo 100 giorni all’accensione del braciere olimpico nello stadio di San Siro, fissata per il 6 febbraio del prossimo anno. Dopo tanto parlare di ritardi, costi in impennata vertiginosa, e opere faraoniche, sembrerebbe venuto il momento per far svolgere il ping pong di domande e risposte che regola da sempre il confronto tra un’istituzione e l’opinione pubblica.
Anche perché in questo caso è la Fondazione ad aver convocato l’appuntamento, promettendo di spiegare a che punto è la macchina organizzativa. Si comincia con un filmato elogiativo dei Giochi, tra vette dolomitiche piste imbiancate ed entusiasmo sportivo. Si continua con il governatore lombardo, Attilio Fontana, che fa una gaffe ricordando che mancano 90 giorni, dieci giorni in meno della realtà, prima di lodare il grande lavoro svolto, non solo organizzativo, ma anche infrastrutturale. Non un dato, non un numero. Tutto è perfetto, compiuto, o almeno in via di completamento. Malagò definisce la Lombardia “indispensabile, alleata, complice”, dimenticandosi di citare il Veneto. Varnier ricorda che dopo vent’anni le Olimpiadi ritornano in Europa.






