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Pechino riscrive le regole del gusto con prodotti gourmet a basso costo e qualità impeccabile. Un pericolo reale per l’Italia e per il patrimonio gastronomico europeo
Negli ultimi anni la Cina ha compiuto una silenziosa ma potentissima rivoluzione: non più soltanto fabbrica del mondo, ma nuova patria del lusso alimentare. Una recente inchiesta di Bloomberg ha messo in luce come Pechino stia diventando un gigante nella produzione ed esportazione di prodotti gourmet caviale, foie gras, tartufi, carni pregiate, persino imitazioni del wagyu giapponese e come questa strategia rischi di mettere in ginocchio le eccellenze europee e italiane, costruite in secoli di tradizione.
Oggi, paradossalmente, gran parte del caviale servito nei ristoranti stellati di Londra, Parigi o New York non proviene più dal Volga o dal Caspio, ma da allevamenti ipertecnologici lungo il Fiume Azzurro. Secondo i dati citati da Bloomberg, la Cina detiene ormai quasi la metà delle esportazioni mondiali di caviale, superando di gran lunga Russia, Iran e anche l’Italia, che per anni era stata il principale produttore in Europa. In altre parole, il Paese che un tempo esportava prodotti a basso costo oggi rifornisce il mercato del lusso gastronomico, sottraendo ai produttori europei uno dei loro ultimi baluardi simbolici e commerciali.







