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Nell'Olanda di oggi, il pittore Hugo si mette a scavare nel passato del nonno miliardario. Ed entra in crisi

Hokusai, che era morto a quasi 89 anni, aveva realizzato le sue Vedute del monte Fuji e La grande onda di Kanagawa dopo i settanta. E aveva scritto: "Solo a settantatré anni ho finalmente cominciato a cogliere in parte l'essenza di uccelli, animali, insetti, pesci e della vitalità di erbe e alberi. Per questo avrò fatto qualche progresso solo a ottant'anni, a novanta sarò arrivato oltre, al significato più profondo delle cose, a cento sarò veramente grande, e a centodieci ogni punto e ogni linea possiederà la vita stessa".

Hugo Adema si ripete queste parole come un mantra. Sa di non possedere la saggezza del maestro giapponese, e nemmeno la sua arte, ma si è guadagnato il suo posticino nel mondo della creatività olandese contemporanea. O meglio: Hugo Adema, rampollo di una dinastia di petrolieri, è diventato un artista di fama, grazie alle sue opere e anche grazie al gossip, per via di una fidanzata bellissima di nome Loïs (pure lei una artista, della fotografia), però ora è in crisi nerissima, più nera dell'acqua del canale di Amsterdam su cui affaccia la palazzina di lusso dove vive. Ed è in crisi nerissima (il colore, si vedrà, non è casuale) per vari motivi: primo, la meravigliosa Loïs lo ha piantato all'improvviso, e lui non riesce più a creare alcunché. Secondo: il nonno Willem ha appena compiuto cento anni e questa data fatidica spinge Hugo a fare i conti con il passato della sua famiglia e, di conseguenza, con la consistenza della propria vita. Certo, gli piacerebbe che il centenario Willem somigliasse al vecchio Hokusai, e prova anche ad arrovellarsi intorno all'idea che quel nonno granitico nasconda in sé lo stesso equilibrio esistenziale di un monaco buddista, ma non è così: solido è solido, inscalfibile pure, attaccato al qui e ora anche, ma l'anima (se c'è) del nonno affonda le sue radici in un passato nerissimo come la crisi di Hugo, e da esso è tuttora vivificata...