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Il pittore olandese, come Munch, ha svelato la propria anima attraverso la natura minacciosa

In La Montagna a Saint-Remy di Vincent Van Gogh la montagna c'è, ma diventa un gioco della mente del pittore. Van Gogh non guarda la realtà, sente che dentro la realtà c'è un cortocircuito di forme, che sono le forme che lui ha dentro di sé.

La natura è il teatro dei suoi pensieri, e non può avere niente di naturalistico, niente di reale, niente di fisico: è una natura come proiezione di uno stato d'animo. Questo è l'Espressionismo: far sentire che la natura, gli oggetti animati e inanimati sono veicoli di emozioni, come accade nel cielo rosso e azzurro del celebre Urlo di Munch, dove la strada e il cielo sono la proiezione dell'angoscia del personaggio che urla in primo piano. La Montagna a Saint-Remy è un urlo contenuto, isolato, di Van Gogh. In un quadro come Campo di grano con volo di corvi, Van Gogh mette in scena un idillio senza idillio. Il dipinto mostra una divisione molto netta. La linea dell'orizzonte delimita l'estensione del campo di grano dal cielo azzurro. Un azzurro che tende al blu carico, come se un turbamento della psiche si trasmettesse alla natura, e la perturbasse. Tra il campo giallo e il cielo, al centro, si stende una strada, un cammino, un tratturo, che indirizza verso il limitare dell'orizzonte. Ma è un sentiero che non porta a nulla.