Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
L'artista visto in tutte le sue contraddizioni. E poi l'amicizia con Patti Smith e il successo
Chi avrebbe mai il coraggio di scriverlo, oggi, un libro così, 500 e rotte pagine documentate fin nei minimi dettagli, eppur crude, a tratti persino impietose, come ha saputo fare la giornalista statunitense Patricia Morrisroe nel suo Mapplethorpe. Una vita, appena pubblicato in Italia da Marsilio Editore (pagg. 512, 31 euro)? L'autrice, collaboratrice di lunga data del New York Magazine, lo ha composto giusto trent'anni fa, di certo colpita da quel fotografo così diverso da tutti gli altri che incontrò per la prima volta nel 1983 e che, all'inizio dell'intervista, le promise con fare seduttivo: "La mia vita è persino più interessante delle mie foto". All'epoca Morrisroe era inviata del Sunday Times Magazine e gli incontri con Robert Mapplethorpe, ex enfant terrible del Queens che si divertiva a mescolare fotografia e pornografia, saranno diversi, l'ultimo giusto un mese prima della morte dell'artista, piegato dall'Aids, nel marzo dell'89, a soli 42 anni. A questi si aggiungono confronti e testimonianze con il Mapplethorpe-world: si comincia dalla sua famiglia d'origine (cattolica, piccolo borghese, con padre impiegato e madre bipolare ossessionata dall'igiene, oltre a uno stuolo di fratelli e sorelle) e si arriva alla famiglia d'elezione (dalla "moglie-per-finta-musa-amica" Patti Smith a Sam Wagstaff, curatore&compagno, collezionista&mentore, inclusi svariati amanti occasionali, aristocratiche mecenati inglesi, facoltosi galleristi progressisti). Un lavoro certosino di ricostruzione che lascia poco spazio all'immaginazione (veniamo a sapere anche in quale edicola il Mapplethorpe tardoadolescente sbirciava i primi giornali porno-gay) e che non arretra nemmeno nella narrazione dei particolari più intimi degli ultimi mesi, quando il corpo del fotografo è ormai una mappa di sondini e cateteri, con le nausee che gli impediscono di mangiare ma non di scegliersi una giacca velvet per andare, in sedia a rotelle, accompagnato dall'infermiera, all'ultimo vernissage newyorchese.






