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Gli scritti accademici del pensatore tedesco rivelano la profondità della sua cultura classica

«Mi innamoro sempre più della grecità... La disgrazia è che non ho alcun modello e che rischio di diventare pazzo per conto mio!». Nel 1870, Friedrich Nietzsche scriveva ad Erwin Rohde delle sue lezioni all'Università di Basilea: perché prima di definirsi l'Anticristo e di diventare il «bizzarro eremita di Sils Maria», dal 1869 al 1879 era stato professore di filologia classica all'Università di Basilea.

Estraneo, indifferente e insofferente nei confronti dei suoi colleghi («persino i piaceri dei monti, del bosco e del lago mi vengono sciupati dalla plebecula dei miei compagni di lavoro»), Nietzsche tenta di «rappresentare la parte di un passabile maestro di scuola». I dubbi lo tormentano; nel 1870, scriverà a Rohde di temere che il libro a cui sta pensando «non farà alcuna impressione filologica, temo», ma si chiede - «chi può andar contro la propria natura?». Senza dubbio, non lui, per cui sarebbe presto cominciato «il periodo dello scandalo, dopo che per un po' di tempo ho suscitato una certa compiacenza perché portavo le vecchie care pantofole».