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29 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:41

Un signore croato di quarant’anni ha riportato in vita il calcio danubiano, splendido protagonista degli anni Trenta del Novecento, quando l’Austria di Hugo Meisl – l’ideologo -, la Cecoslovacchia del portiere Frantisek Planicka e l’Ungheria di Gyorgy Sarosi illuminarono gli stadi d’Europa con un football fondato sui principi della tecnica sopraffina. Cecoslovacchia e Ungheria furono battute nelle finali dei mondiali 1934 e 1938 dall’Italia di Vittorio Pozzo. L’Austria fu fermata nelle semifinali del torneo iridato 1934 sempre dagli azzurri, poi, nel 1938, ci pensò Adolf Hitler con l’Anschluss, la forzata annessione alla Germania nazista, a chiudere per sempre quella storia. Il signore croato che ci ha riportato indietro nel tempo è Luka Modric, il fuoriclasse che nel 2018 interruppe il dominio della coppia Messi-Ronaldo nella spartizione del Pallone d’Oro. Il suo tocco d’esterno è la luce che ha acceso non solo il Milan, ma l’intero football italiano, impoverito tecnicamente, dalle scuole calcio alla Serie A, dagli integralisti della tattica, incapaci di tirare un calcio al pallone, ma bravissimi alla lavagna (o al Subbuteo).