Buchi neri generati dalla fusione di altri buchi neri che si fondono a loro volta con altri buchi neri, e che sono perciò 'di nuova generazione' in una gerarchia mai vista finora dagli astrofisici: a sollevare il sipario su un universo in cui questi oggetti cosmici ancora misteriosi sono numerosissimi, molto più abbondanti di quanto si immaginasse, sono le onde gravitazionali.

La scoperta è pubblicata su The Astrophysical Journal Letters dalla collaborazione internazionale Ligo-Virgo-Kagra, che comprende i due rivelatori americani Ligo, il rilevatore Virgo dell'Osservatorio gravitazionale europeo (Ego) che si trova in Italia, a Cascina (Pisa) e al quale l'Italia partecipa con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e il rivelatore giapponese Kagra.

Le cose sono molto cambiate rispetto a dieci anni fa, quando le onde gravitazionali vennero scoperte. "Allora l'interesse era riuscire a vederle per la prima volta, ma subito dopo sono diventate uno strumento di studio astrofisico e vengono utilizzate per capire meglio oggetti come i buchi neri e le stelle di neutroni", ha detto all'ANSA il fisico Edoardo Milotti, professore ordinario all'Università di Trieste e associato dell'Infn. In sostanza, le onde gravitazionali sono diventate altri strumenti per conoscere il cielo. Dopo l'astronomia ottica, quella ai raggi X e gamma e nell'infrarosso, le onde gravitazionali costituiscono un altro paio di occhiali, molto particolari, con i quali osservare l'universo.