Le prime bombe sono cadute quando sulla Striscia di Gaza era ormai buio. Prima su Rafah, poi sul campo profughi di Deir al-Balah e infine anche su quello di Shati. Una pioggia di fuoco come non si era mai vista dall’inizio del cessate il fuoco, con alcuni morti registrati a sud di Gaza. Una tregua già bagnata in queste settimane dal sangue di decine di palestinesi e che ieri ha visto per la prima volta il rischio di un vero naufragio.

Tutto è iniziato lunedì notte, quando Hamas ha consegnato quelli che erano stati annunciati come i resti di uno degli ostaggi non ancora restituiti a Israele. La procedura è stata quella di sempre: prima il passaggio alla Croce Rossa, poi dalla Croce Rossa all’esercito israeliano e infine le analisi all’Istituto di medicina forense di Abu Kabir. Ma quando gli specialisti hanno studiato i campioni arrivati dalla Striscia di Gaza, i risultati hanno dato un esito inaspettato. Quei resti non erano di uno dei 13 ostaggi morti mai ridati a Israele, ma appartenevano a un rapito il cui corpo era già stato sepolto, Ofir Tzarfati.

L’annuncio ha fatto scattare l’immediata reazione del premier Benjamin Netanyahu, che già ieri mattina aveva deciso di convocare una riunione di emergenza del gabinetto di sicurezza per decidere i prossimi passi. E la tensione è continuata a salire per tutto il giorno. Prima con le testimonianze dell’Idf e un video in cui veniva mostrato come Hamas avesse inscenato la scoperta di un cadavere mentre veniva spostato da un edificio in una buca, per poi ricoprirlo e chiamare la Croce Rossa. Poi, nel pomeriggio, con un pesante scontro a fuoco nel sud. Le truppe israeliane hanno dichiarato di essere state attaccate da un’unità di Hamas a est di Rafah. Le forze hanno reagito e sono stato sparati diversi colpi di artiglieria. E nell’arco di poche ore, dall’ufficio di Netanyahu è arrivato l’ordine di eseguire «attacchi potenti e immediati» su tutta la regione palestinese come risposta a «una grave violazione del cessate il fuoco». «Hamas pagherà a caro prezzo, e più volte, per l'attacco ai soldati e per la violazione dell'accordo sulla restituzione degli ostaggi caduti», ha tuonato il ministro della Difesa, Israel Katz. E se da Israele confermano che il premier ha informato preventivamente gli Stati Uniti dell’attacco contro Gaza e contro le altre zone della Striscia, adesso il timore di Washington (e in particolare del presidente Donald Trump) è che tutto l’impianto del cessate il fuoco possa essere messo a dura prova.