PADOVA - "Il gabbiano" di Anton Cechov narra di una società alla fine, in cui già si avverte l'arrivo del cataclisma sociale e politico della Rivoluzione Russa. «Allora come oggi - osserva il regista e attore Filippo Dini - riesce a parlare di un'umanità sull'orlo del baratro, di una società che sciupa ogni sogno e ogni fiducia perché non più in grado di realizzare le personali aspirazioni di uomini e donne. All'umanità non restano che le migliori energie, gli amori più appassionati, che vengono però stravolti e corrotti secondo le beffarde leggi non scritte della società in cui si tenta di esprimerli». Con questo approccio, Dini si misura con uno dei grandi classici del teatro per la nuova produzione dello Stabile del Veneto che debutta martedì 4 novembre al Teatro Verdi di Padova. E lo fa con un'operazione inedita: una doppia regia, con lo spettacolo di Kostja raccontato da Cechov che viene affidato alla direzione (separata pur se congiunta) del giovane Leonardo Manzan. Lo spettacolo con Giuliana De Sio, Virginia Campolucci, Jurij Ferrini e Angelica Leo - una coproduzione con gli Stabili di Torino, Roma, Bolzano e Napoli - rimane a Padova 5 giorni e poi è atteso al Comunale Del Monaco di Treviso (13-16 novembre), al Sociale di Rovigo (25-26), al Goldoni di Venezia (28-30) e poi a Udine e Trieste nel 2026.
Filippo Dini porta in scena Il Gabbiano con il Teatro Stabile: «Com'è triste Cechov. E contemporaneo». Le date in Veneto
PADOVA - "Il gabbiano" di Anton Cechov narra di una società alla fine, in cui già si avverte l'arrivo del cataclisma sociale e politico della Rivoluzione Russa....






